Padova, il risparmio energetico delle grandi città

6 Milioni di investimenti recuperati in soli 5 anni di risparmio energetico

padovaSpesso, quando si sente parlare di risparmio energetico e rispetto per l’ambiente si è portati a credere che iniziative in questo senso siano più facilmente realizzabili in comuni di piccole dimensioni. Vi sono progetti però che dimostrano quanto questa convinzione sia in realtà infondata e che  basta pensare in grande per agire in grande.

Padova. 200.000 abitanti che diventano il doppio se si considera anche l’area metropolitana. Siamo nel nord “produttivo” e industrializzato, una realtà ben diversa da quella di alcuni Comuni che fanno parte del circuito a 5 stelle (http://www.comunivirtuosi.org/) e che hanno dimostrato concretamente come si può intervenire attivamente a favore dell’ambiente.
Nonostante questi numeri e il background cittadino, o forse proprio in virtù di questi elementi, l’amministrazione ha deciso di dotarsi di un piano energetico comunale. Il tutto in mancanza di un equivalente a livello nazionale, facendo da battistrada per tutti gli altri comuni delle stesse dimensioni che, si spera, seguiranno numerosi questo esempio.

Punto di partenza  è il “Green Public Procurement“, uno degli strumenti principali che le pubbliche amministrazioni hanno a disposizione per mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile mirate a ridurre gli impatti ambientali attraverso una gestione più responsabile delle risorse e una diversa politica degli acquisti, volta a privilegiare tutti quei prodotti che rispettano criteri “verdi”.

Guardando un attimo i dati a disposizione si capisce immediatamente quanto il settore degli acquisti pubblici sia determinante in questo senso. Solo nell’Unione Europea rappresenta il 12% del Pil, mentre raggiunge addirittura il 17% in Italia. Tradotto in danaro significa 117,136 miliardi di euro nel 2005.
L’applicazione degli «acquisti verdi»  nella Pubblica Amministrazione su vasta scala, dunque, potrebbe modificare i comportamenti di consumo di soggetti che comprano beni e servizi per circa 1/5 del totale nazionale, con conseguenze positive sull’ambiente.

Il piano di efficienza energetica del Comune di Padova è partito da qui, da una valutazione analitica e scrupolosa dei consumi storici, degli impianti esistenti, delle tecnologie in uso.

Obiettivi dichiarati dell’operazione la riduzione dei consumi e il contenimento delle emissioni di CO2 in atmosfera, ma anche il risparmio economico per la pubblica amministrazione e il raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto, di cui non si parla quasi più, passata la moda del momento.

Vediamo un attimo in cosa consiste il progetto del Comune di Padova nello specifico.
Innanzitutto si è partiti con uno studio preliminare durato otto mesi. Sono stati analizzati i consumi e le inefficienze delle utenze elettriche e termiche del patrimonio esistente.

Una volta raccolti i dati sono stati valutati gli interventi da sostenere per favorire l’abbattimento dei consumi e la promozione del risparmio energetico ed economico che si sarebbe potuto ottenere.

Successivamente sono stati individuati i macrosettori di intervento, nell’ ottica di sviluppo di un Piano di Efficienza Energetica Comunale.

L’acquisto di energia elettrica è avvenuto sul libero mercato, verificando l’efficacia del contratto per la fornitura e questo ha consentito un risparmio annuo di ben 40.000  euro!

Poi si è passati agli impianti di illuminazione pubblica, sostituendo i vecchi apparecchi e  le lampade a bassa efficienza. Sono stati introdotti regolatori statici elettronici a nuova tecnologia al posto di quelli a bobina mobile, sistemi di regolazione del flusso luminoso per la seconda parte della notte  e, se possibile, messi a norma i quadri elettrici di alimentazione.

Dall’illuminazione delle strade ai semafori il passo è stato breve. Qui si è provveduto a sostituire le lampade ad incandescenza con lampade a LED che durano almeno 20 volte in più e consumano l’80% in meno.

Un altro campo d’intervento è stato la valutazione dell’efficienza termica ed elettrica degli edifici: ne sono stati esaminati 110. Si è quindi deciso di sostituire le lampade ad incandescenza o alogene con quelle fluorescenti; di installare sensori di presenza e interruttori a tempo per il controllo automatico delle luci; di sostituire le caldaie a gasolio con quelle a metano; di migliorare ove possibile la coibentazione degli edifici.

Ma non è finita qui. 20 veicoli comunali sono passati dall’alimentazione a benzina a quella a metano o gpl, mentre un’area adibita a parcheggio scambiatore con la linea del metrotram è stata attrezzata con un generatore fotovoltaico che svolge la doppia funzione di tettoia di ricovero per gli automezzi in sosta e di generatore di energia fotovoltaica.

Sono stati inoltre installati pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria in strutture pubbliche.

Parallelamente a queste azioni strutturali il Comune di Padova è intervenuto, come anticipato in precedenza, sugli impatti ambientali causati dai propri acquisti.

Anche in questo caso le azioni di intervento sono state strutturate in diverse fasi. Un ufficio di coordinamento ha stabilito le linee guida che avrebbero dovuto condizionare per il futuro la politica di acquisti e i comportamenti del Comune:

1)    risparmio energetico;

2)    utilizzo di materiali “Verdi;

3)    incentivazione del controllo dei rifiuti;

4)    incentivare gli utilizzatori dei vari immobili comunali al rispetto di riduzione dei costi dei consumi (elettrici, telefonici, termici) anche attraverso riduzioni di affitto o incentivazioni di ritorno (es. scuole con libri per biblioteche, gare tra scuole con premi finali dati ufficialmente), raccolte differenziate specifiche (es. medicinali e pile);

5)    corretto uso delle acque potabili con riduzione dei consumi;

6)    utilizzo di fonti energetiche rinnovabili;

7)    uso materiali da costruzione il più possibile riciclabili dopo la vita del singolo elemento.

Dall’analisi delle tipologie di acquisti e consumi della macchina comunale, e dei bandi di gara per  gli appalti, nei quali si è esaminata  l’eventuale presenza di criteri verdi per la l’ assegnazione, sono emersi dati interessanti.

Come era prevedibile a settori diversi del Comune corrispondono comportamenti più o meno sensibili alla problematica ambientale. Il settore degli acquisti aveva già una sua eccellenza in questo campo, mentre il dato più negativo è emerso purtroppo relativamente ai contratti d’affidamento dei servizi esterni, che non prevedevano nessuna richiesta ambientale, fatta eccezione per il servizio di pulizia e mensa per le scuole.
Ovviamente questo si è configurato come un altro importante settore d’intervento.

Per risolvere il problema si è avviato quindi un percorso formativo che ha coinvolto non solo i dipendenti comunali, ma anche, e soprattutto, le aziende fornitrici dell’amministrazione. Se l’amministrazione, come è giusto che sia, richiede prodotti e servizi a basso impatto ambientale, le aziende devono essere messe in grado di rispondere alla domanda in modo coerente.