Piccolo – e Bio – è bello

Il caso Poderi di Romagna: 1000 famiglie e 20 produttori uniti per la diffusione e il consumo biologico

È un progetto importante quello messo in piedi da Poderi di Romagna, associazione senza fini di Lucro nata nel 2004 a Ravenna. Ne fanno parte produttori e trasformatori con metodo biologico (una ventina circa), consumatori, attività commerciali e gruppi legati al mondo ambientalista e allo sviluppo sostenibile.
Scopo principale: difendere i prodotti da agricoltura biologica, le economie locali, l’ambiente e le persone, con particolare attenzione ai prodotti legati alla storia ed alla tradizione romagnola. In altre parole, avvicinare le campagne alla città, favorire l’incontro diretto fra produttori e consumatori, stabilendo un legame di fiducia reciproca.

Leggendo sul sito web dell’associazione, quello che appare subito chiaro è che qui si sta parlando di un’agricoltura biologica di piccola scala, vicina ai principi della Decrescita Felice ed estranea al “biologico” delle grandi marche e della Grande Distribuzione Organizzata,  sulla cui autenticità sono in molti ad avere dubbi.
Non è un caso che l’associazione richieda di rendere la produzione biologica più certificata e regolamentata: di permettere, ad esempio, l’esistenza di aziende miste – ovvero con colture sia biologiche che chimiche – solo per pochi anni. O di garantire maggiore trasparenza nell’ambito della certificazione, facendo in modo che i produttori non debbano pagare direttamente i controllori, ma che siano gli Enti per i quali lavorano a farlo. Ed, infine, stabilire un tariffario unico, nazionale o regionale, per gli Enti di Certificazione, per far in modo che la loro scelta non avvenga solo sulla base del prezzo più basso, visto che a volte maggiore economicità significare anche minore affidabilità.

BIOUn esempio concreto delle attività di “Poderi di Romagna” è una delle ultime iniziative lanciate dall’associazione, le “Strade del Fresco”.
Circa 20 Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS), che vanno da Milano a Varese fino a Verbania, per un totale di  mille famiglie, si sono accordati per acquistare settimanalmente frutta e verdura da nove produttori biologici sparsi fra Ravenna, Ferrara e Mantova. Il tutto a prezzi concordati stagionalmente direttamente con i produttori. Un aspetto interessante di questa iniziativa è la convenzione che i GAS hanno stipulato con un’impresa che mette a disposizione mezzi di trasporto e celle frigo. Per ridurre l’impatto dei trasporti, infatti, si utilizzano mezzi che altrimenti viaggerebbero a vuoto.

Salta agli occhi che organizzare un processo come questo non è cosa da poco. Lo racconta in prima persona il presidente di “Poderi di Romagna”, Christian Grassi, in un’intervista al quotidiano on-line Terranauta.
Prima di tutto si tratta di programmare la produzione, l’offerta, gli ordini, la logistica dei trasporti e la distribuzione. Lavoro non semplice, soprattutto perché basato sul volontariato, e questo spiega bene una delle difficoltà che l’associazione sta incontrando. Anche in un gruppo di mille famiglie, come sono quelle che partecipano a “Strade del Fresco”, ad avere gli incarichi più operativi sono sempre un numero limitato di persone, che a volte si trovano a fronteggiare troppi impegni.
Un’altra sfida che dipende dal numero delle persone coinvolte è prendere decisioni  importanti nel modo più democratico possibile, senza per questo rallentare troppo le attività vere e proprie. Spesso infatti, come insegnano le esperienze di partecipazione popolare più autentiche, raggiungere un consenso largamente condiviso è un processo lungo, e non sempre lineare.

Al di là delle difficoltà, che sono normali e costituiscono uno spunto per migliorare, un progetto come  Poderi di Romagna lascia ben sperare nella possibilità di cambiamenti virtuosi in campo economico. Come afferma giustamente Christian Grassi, anche se una riconversione dell’intera economia non è ancora immaginabile, “è comunque credibile che una massa critica di cittadini che effettuano gli acquisti in questo modo obbligherà tutte le realtà economiche a ripensare ai propri modelli. Se non altro per cercare di non perdere ulteriori quote di mercato”.